domenica 24 febbraio 2013

Comunicazioni in montagna e copertura telefonica

Il 20 gennaio 2013 nella zona del Cadore una gita di sci alpinismo finisce in tragedia e un gruppo di quattro alpinisti è travolto da una valanga, con un fronte di circa 20 - 30 metri, mentre attraversa un canalino durante la discesa da Sella Campigotto nel territorio di Vigo di Cadore, uno di loro muore mentre un altro rimane gravemente ferito.
L’Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale del Veneto per quella giornata dava un pericolo valanghe molto alto, di grado 4-5, cioè forte e molto forte, a causa della neve umida caduta nelle ultime ore e degli accumuli di vento dei giorni precedenti.
Le condizioni del tempo erano pessime, quindi l’elicottero non ha potuto decollare, pertanto l’intervento in emergenza è stato effettuato via terra e sul posto (a 1700 metri di quota) si sono presentati contemporaneamente: il Soccorso Alpino del centro di Cadore, i Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale dello Stato, la Guardia di Finanza, un’auto medica 118 con a bordo il medico rianimatore e unità cinofila di turno a Pieve di Cadore.
Dalla lettura di quanto pubblicato da montagna.tv risulta che durante le operazioni di soccorsoil Corpo Nazionale di Soccorso Alpino ha comunicato che si sono verificati gravi problemi nelle comunicazioni a causa dell’assenza di copertura telefonica nel luogo dell’incidente”.

Questo fatto impone alcune considerazioni valide non solo per la zona del Cadore ma anche per altre zone dell’Italia, in modo particolare per chi frequenta la montagna.
E’ noto che la copertura delle celle telefoniche, che garantiscono il servizio ai telefoni cellulari, è progettata per le zone abitate dove la gente vive e non per la montagna, di conseguenza le antenne sono dirette ed orientate sulla popolazione attiva e non sul territorio montano, per cui non sempre in montagna si riesce a telefonare, anche a causa della particolare orografia del suo territorio.
Risulta quindi di fondamentale importanza riuscire a coordinare le attività di emergenza attraverso l’uso di una frequenza radio unica che possa essere utilizzata da tutte le forze operative in campo, ivi compresi i frequentatori della montagna.

Non bisogna inventare l’acqua calda basta solo copiare quello che hanno fatto gli altri, ad esempio il progetto svizzero Rega che ha attivo un canale di emergenza sulla frequenza radio di 161.300 MHz (chiamato anche canale E con tone squelch di 123.0 Hz) aperto a tutti a livello nazionale per lanciare l'allarme in caso d'emergenza quando non è possibile farlo per telefono; su questa frequenza si può chiedere direttamente aiuto, perché ascoltata H24 dalla centrale operativa della Rega.
La rete d'emergenza si serve dell'infrastruttura della rete radio Rega e la sua copertura è molto ampia, anche se alcune zone del territorio svizzero rimangono ancora scoperte. Ad esempio se la radio deve essere utilizzata nell’Alta Savoia, nel dipartimento francese della regione del Rodano-Alpi e/o nella Valle d'Aosta deve essere dotata dello squelch 123 Hz, senza il quale, in quelle regioni non si ottiene l’accesso alle centrali di salvataggio locali e si viene ascoltati unicamente dagli altri escursionisti “aperti”, cioè quelli che sono in ascolto sulla frequenza di 161.300 Mhz.
Ma copiare le realizzazioni degli altri, che determinerebbe un servizio efficiente, non consente a ogni operatore di emergenza la possibilità di avere la sua rete radio, propri apparati ricetrasmittenti, ripetitori e i servizi di assistenza e manutenzione conseguenti, per la quale frammentazione e duplicazione i singoli fornitori ne sono ben felici, con costi a carico della collettività.

Pensiamo al fatto avvenuto il 20 gennaio 2013 nel Cadore, le forze presenti in campo erano:
- il Soccorso Alpino del centro di Cadore, frequenza 71 MHz
- i Vigili del Fuoco, frequenza 73 MHz
- il Corpo Forestale dello Stato, frequenza 172 MHz
- la Guardia di Finanza, frequenza 153-154.MHz
- un’auto medica 118 con a bordo il medico rianimatore, frequenza 173 MHz
- unità cinofila di turno a Pieve di Cadore, frequenza 162 MHz
- certamente poi sono intervenuti anche i Carabinieri sulla loro rete Tetra 380-400 MHz
Non ha molta importanza se le frequenze sono esatte oppure no, quello che si vuole osservare e domandare è questo: come si può coordinare un tale caos in un momento di emergenza ?
E’ praticamente impossibile farlo, con tutte le conseguenze e le responsabilità di natura personale nei confronti di chi è chiamato ad intervenire.
Fa specie e preoccupa molto l’osservazione fatta dal Corpo Nazionale di Soccorso Alpino secondo il quale “durante le operazioni di soccorso … … si sono verificati gravi problemi nelle comunicazioni a causa dell’assenza di copertura telefonica nel luogo dell’incidente”, nel senso che pensare di avere una copertura telefonica con un sistema cellulare affidabile in montagna in quelle condizioni operative è pura utopia.

Fino a quando questo problema non sarò affrontato seriamente e risolto in modo definitivo ogni volta che sarà necessario coordinare un intervento di emergenza in montagna, il risultato sarà come quello che è accaduto.
E' compito del C.N.S.A.S. (Corpo Nazione di Soccorso Alpino e Speleologico), come primo attore e del C.A.I. (Club Alpino Italiano) farsi parti attive affinché si abbandonino le specificità di ognuno, riguardo alla propria “funzione di comunicazione”  per arrivare alla realizzazione di una rete unica di emergenza in montagna, che sia efficace ed efficiente, con costi inferiori alla somma dei singoli costi delle “n reti” ora attive, ognuna delle quali guarda esclusivamente alla propria condizione particolare, senza pensare a un servizio unico di comunicazione che raggiunga lo scopo, che è quello di rendere possibile le comunicazioni tra tutti i soggetti che sono a terra e in volo nel momento del soccorso, che agevolino e supportino le attività che devono essere svolte.

aggiornamento del 25 febbraio 2013
sempre da Montagna.tv "MER, Trento - Ha passato una notte all’addiaccio sui pendii innevati della valle di Primiero, un 40enne trentino infortunatosi durante un’escursione sul Monte Vederna. L’uomo ha cercato riparo e al mattino si è trascinato in un punto dove il telefonino aveva campo per poter dare l’allarme"

"Al mattino è riuscito a trascinarsi in un punto in cui il cellulare funzionava e ad avvisare il fratello, il quale ha poi contattato il 118. Gli uomini del Soccorso Alpino e l’elisoccorso sono intervenuti per il recupero del ferito e il trasporto all’ospedale di Borgo Valsugana. Il 40enne sarebbe stato ritrovato in stato di ipotermia a causa delle rigide temperature che durante la notte sono rimaste al di sotto dello zero"

aggiornamento del 6 marzo 2013
ancora da Montagna.tv (Updated 05/03) ALAGNA VALSESIA, Vercelli - Non ce l’ha fatta lo scialpinista che è stato travolto ieri pomeriggio da una valanga a 2800 metri di quota, sopra Alagna Valsesia. L’uomo, che stava scendendo dal passo della Coppa con altri sette amici, tutti finlandesi ... ...
Lo scialpinista, un finlandese di 26 anni, era stato travolto ieri in alta Valle Otro al Passo della Coppa, 2800 metri di quota circa. Secondo quanto riferito dal Soccorso Alpino di Alagna, il gruppo non era accompagnato da una guida e la valanga ... ...
I primi ad intervenire sono stati proprio i compagni di escursione dello scialpinista, tutti perfettamente attrezzati con Artva, pala e sonda. Lo hanno individuato e disseppellito. Ma non è bastato. “Lassù non c’era campo per il telefono - hanno raccontato i soccorritori - quindi hanno dovuto scendere di quota per trovare segnale e riuscire a chiamare i soccorsi. Noi siamo giunti insieme al Soccorso Alpino, ai Carabinieri e al soccorso piste ad operazione quasi conclusa. Effettuate le manovre sanitarie da parte dei medici, il travolto è stato trasportato con l’elicottero all’ospedale di Borgosesia, purtroppo con un codice molto grave”.

3 commenti:

  1. Questo è un argomento molto interessate e sottovalutato nello stesso tempo, l' importanza della comunicazione radio può salvare vite, ma nonostante tutto nelle scuole di alpinismo italiano viene poco citata la comunicazione radio (per farla breve in condizioni di alto rischio si dovrebbe stare a casa) ma io sono d' accordo che una frequenza radio unica, per comunicare tutti in caso di necessità, sia utilissima. Io per primo una ventina di anni fa mi sono salvato grazie a una comunicazione via radio al soccorso alpino, il quale con grande determinazione mi ha recuperato da una parete, dove a causa del mal tempo vi avevo trascorso la notte e il giorno seguente senza attrezzature adeguate, non sarei mai stato in grado di scendere.
    Dunque è ora che qualcuno competente in materia e leggi legislative varie si decida a fare qualcosa riguardo a questo argomento.

    Giuliano Zanga

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  2. Siamo al 22 febbraio 2014, ma purtroppo non c'è nessuna novità su questo argomento;
    gli unici sviluppi sono sulla telefonia cellulare e sulle applicazioni per i smartphone, come potrai leggere qui: http://valterbruno.blogspot.com/2014/02/meteo-vetta-il-nuovo-servizio-meteo.html
    ci sono troppi interessi contrastanti da tutelare e quindi un servizio unico su una rete radio in montagna non viene preso in considerazione;
    speriamo per il futuro, che qualcuno non troppo miope e che capisca l'importanza del problema se ne faccia carico;
    buona giornata Giuly e buone camminate in montagna :)
    Valter

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  3. come Valter Bruno sono un alpinista scialpinista. E come lui sono radioamatore. Piuttosto un panino in meno, e il telefonino lasciato nel cruscotto della macchina, MA MAI DIMENTICARSI IL PORTATILE VHF/UHF, con antenna più efficiente dei classici gommini "di serie". In 2 occasioni ho avuto modo di consentire un avvicinamento rapido e a colpo sicuro dell'elicottero, per recuperare escursionisti infortunati. Ovviamente in entrambi i casi la rete cellulare era preclusa. Come giustamente già rilevato da valter bruno, sui cellulari NON SI PUç CONTARE, bisognerebbe cacciarlo bene in testa a chi scrive le leggi...

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