domenica 2 luglio 2017

I sentieri e le storie, 2 luglio 2017

Un bel giro organizzato in collaborazione con il CAI UGET della Val Pellice, come giornata intersezionale delle valli pinerolesi.
Tutto il percorso, da Villanova al Prà, è stato illustrato molto bene dai geologi Marco Barbero e Raffaella Canonico.
Partendo da Villanova abbiamo risalito sino alla conca del Prà con il classico sentiero 115.
Lungo il percorso sono state evidenziate le rocce che si sono formate sul fondo di un antico oceano, in quanto la Conca del Prà è un'esempio di un'evoluzione geomorfologica post-glaciale.
Dal colle della Maddalena è possibile vedere quello che resta di un'antico bacino lacustre generato dallo sbarramento del fondovalle (verso Villanova) ad opera di frane lungo i versanti adiacenti, successivamente al ritiro delle masse glaciali Pleistoceniche (1,5 Milioni – 10.000 anni fa circa).
La Conca del Prà rappresenta la testimonianza di quello che resta di un'antico lago, oggi completamente scomparso dopo essersi svuotato per l’incisione dello sbarramento costituito dagli accumuli, ancora oggi visibili presso il Colle della Maddalena.
Si stima che tale lago era largo 500 metri, lungo 4,5 km. e profondo alcune decine di metri, dai 20 ai 30 metri.
Maggiori informazioni Primo Volume | Territorio, suolo, geositi | val pellice
Per la discesa abbiamo utilizzato il sentiero alternativo alla destra orografica del torrente Pellice, molto bello da percorrere.  Distanza: 10,8 km e Dislivello positivo: 768 m.
Ho trovato la Conca del Prà molto asciutta e con poca erba da mangiare, credo che sarà un problema per i giorni successivi.

Dice la leggenda che il bel pianoro del Pra fosse anticamente un lago grande e profondo, poiché il costone della Maddalena, che lo chiude a valle, era molto più alto di adesso e sbarrava completamente il vallone. Le fate, sul punto di abbandonare quei luoghi, decisero di distruggerne la bellezza più incantevole, il lago, anche a costo di annegare gli abitanti della valle. Ma una fata, che abitava in una grotta sovrastante il lago, aveva stretto amicizia con un pastorello. Essa lo avvisò tre giorni prima del momento stabilito, implorandolo di far sapere ai suoi amici ciò che stava per accadere. Il giovanotto percorse la valle del Pellice annunciando agli abitanti il pericolo imminente, poi risalì, ansioso di ritrovare la sua amica. Il terzo giorno egli vide le fate riunirsi in alto, tra le nuvole; vide la loro regina folgorare il macigno che faceva da diga e l'acqua precipitarsi vorticosa verso il mare, che allora arrivava fino a Bibiana. La fata buona correva davanti gridando : Foué, foué, lou lac dar Pra sì quìrparè "Fuggite, fuggite, il lago del Pra si bucherà" (lo sbarramento si romperà). Tre giorni dopo, il lago era completamente asciutto mentre il costone-diga era stato trasportato lontano. Quando il mare infine si ritirò tale costone emerse. Oggi si chiama Rocca di Cavour, caratteristico rilievo emergente dalla pianura pinerolese. La fata amica del pastorello non aveva voluto partire e i due rimasero insieme, nella grotta, e vissero felici e contenti.
Le foto   Il percorso


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